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Dolcetti del Desiderio

Per la sfoglia:
Kg. 1 di farina;
Nr. 2 uova;
Gr. 200 di gradina;
Gr. 40 di lievito di birra;
Nr. 02 bicchieri di latte;
due fiale di aroma di mandorle;
due fiale di aroma di vaniglia.

Per il ripieno:
Gr. 500 di zucchero;
Nr. 02 limoni grandi e non trattati;
Nr. 03 arance grandi e non trattate.

Olio per friggere.

Procedimento:
Mettere su una spianatoia la farina, le uova, la gradina ammorbidita, il lievito, il latte non freddo, le fiale di aroma e impastare. Poi aggiungere il sale. Continuare a impastare a lungo sino ad ottenere una pasta morbida e liscia.
Noi abbiamo optato per l’impastatore e abbiamo lasciato a lui il duro lavoro di impastare.
Nel frattempo che la pasta lavorava, con pazienza, abbiamo grattugiato la scorza dei limoni e delle arance.
In una capiente ciotola abbiamo versato lo zucchero e unito la buccia degli agrumi. Mescolare in modo da ottenere un bell’impasto di zucchero, buccia di limoni e arance.
Quando la pasta è pronta coprirla con un canovaccio e prendendo dei pazzi di pasta iniziare a tirare la sfoglia sottile.
Anche qui la tecnologia è servita e con la sfogliatrice è stato tutto molto più semplice.
Una sfoglia andava tirata sottile e poi divisa a metà.
Ora viene il bello:
Mettere il ripieno e cioè versare un lungo serpente di zucchero agli agrumi sul bordo della sfoglia. Poi ripiegare e avvolgere la sfoglia lasciando all’interno lo zucchero.
Verrà un lungo serpente. Tagliare il serpentone a pezzettini (come gnocchi) e friggerli subito in olio caldo.
Il trucco della frittura è di non mettere più di due dita di olio in una larga pentola. Mettere molti dolcetti sul fondo (quasi a ricoprirlo) e girarli piano con un mestolo affinchè friggendo lo zucchero esca naturalmente e vada a caramellizzarsi esternamente.
Estrarre i dolcetti e NON metterli sulla carta assorbente perché vi rimarrebbe appiccicata.
Ecco, questi non sono proprio facili da fare. Noi eravamo in tre e ci facevamo coraggio a testa. Ma le mitiche cugine hanno raggiunto l’obbiettivo e sfornato ottimi dolcetti.
D’altronde … a volte le ricette devono essere un po’ difficili, soprattutto per quanto riguarda i dolci, altrimenti…. Addio dieta!

Per fare questa ricetta io e mie cugine Rosa e Paola ci siamo date appuntamento nella cantina della zia Annetta (la mamma di Rosa e di Paola). La cantina era dotata di una comoda cantina dove si poteva cucinare di tutto senza aver paura di eventuali rumori od odori molesti. Pertanto per noi cugine ritrovarsi in quella cucina è anche per rendere onore e ricordare le donne di casa nostra.
I pomeriggi passato dalla zia restano memorabili. Mamma, zia, nonna e qualche loro amica cucinavano, cucivano, ricamavano, chiacchieravano e noi giocavamo.
Ricordo con molta gioia i miei pomeriggi da bambina. Aspettavo il sabato o la domenica per vedere le cugine, ritrovarci dalla nonna o dalla zia e giocare con poco.
A volte si univa qualche altro amico e il divertimento era assicurato. Altri tempi.
Se mi comportavo bene tutta la settimana il sabato, in regalo, ricevevo un pacchetto di patatine. Bere aranciata o coca-cola era possibile solo in rare occasioni e un bicchiere solo, perché faceva male.
Eppure non riesco a ricordarmi pomeriggi più belli. Si sognava ad occhi aperti, si parlava, si giocava e si rideva, si rideva molto soprattutto a prenderci in giro, a travestirci con i vestiti trovati in soffitta, e si sognava e ci divertiva sentendo raccontare le storie del nonno Giovanni.
E con un colpo di spugna ritorno al presente e vedo miei figli, che sono stanchi e stufi di tutto. Potrei proporre loro un pacchetto di patatine come ricompensa per una settimana di lavoro, ma temo gli improperi di risposta.
Auguro loro di divertirmi come mi sono divertita io perché i ricordi di gioventù rimangono vivi e nitidi per tutta la vita.
E io, caspita se non mi sono divertita, e di questo ringrazio anche e soprattutto mie cugine Rosa, Paola, Maria.
A proposito: chi era Desiderio?
Desiderio era un amico dei nostri nonni e dei nostri genitori. Era un tenore (se avesse avuto soldi sarebbe diventato famoso come Pavarotti, diceva lui), un corista del coro del Verdi di Trieste e dobbiamo ringraziare Desiderio se siamo riusciti a vedere tutte le più famose e meravigliose opere al Teatro Verdi. Lui ci procurava i biglietti per l’ultima prova generale prima della prima. Mi ricordo ancora l’emozione del silenzio che precede l’inizio dell’opera. La mano del direttore si alza e tutto aveva inizio. Tutto combaciava con un ritmo dove la musica prendeva vita ed emozionava trasportava e faceva sognare.
Desiderio… ma ci pensate? Quale nome più dolce da dare a un figlio. Certo è fuori moda ai giorni nostri. Però, per me, per noi, è stato un onore conoscerlo, conoscere Desiderio.

Buon appetito

Teresa Coradazzi